Expertise

EXPERTISE

L’arco è il mediatore tra il carattere, la fisicità, la tecnica del musicista e lo strumento.

Non esiste il miglior arco o il miglior archettaio, come non esiste il miglior violino o il miglior liutaio, ma esistono archi e strumenti che, incontrandosi, possono chiudere il cerchio sonoro, dando vita alla magia della Musica.

La storia dell’archetteria è quasi interamente appannaggio della famiglia Tourte e si può dire che nel 1800 raggiunga il suo apice, fermandosi. Eppure, con grande sicurezza tecnica e consapevolezza stilistica, ho sviluppato nel tempo una via personale, pur nel solco della tradizione: l’arco, come oggetto d’arte perfettamente funzionante dal punto di vista meccanico, un vincolo che stimola scelte ardite ed estreme.

Nasetto e bottone sono gli elementi più interessanti nel procedimento costruttivo: composti da parti minuscole, richiedono un altissimo livello di manualità ed occhio attento al dettaglio. Anche i profumi inebriano la bottega: le polveri di pernambuco variano di profumo in relazione alla specie, alla mineralità del terreno in cui cresce l’albero e alla posizione geografica.

Tra i miei preferiti, il pernambuco compatto di Natal o Recife, per gli archi moderni, il legno serpente e il legno ferro per i barocchi. Basta un colpo di bacchetta percossa sul pavimento, che subito l’orecchio riconosce potenziali pregi o limiti del futuro arco. Il materiale molto vibratile ha la tendenza a scaricare suoni che tendono verso l’acuto, mentre legni più compatti facilitano un’emissione rotonda e morbida. I segreti degli archi antichi? La stagionatura del materiale che consente la produzione di armonici puri, senza interferenze dovute alla presenza di acqua o cellule non completamente sclerotizzate.

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