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Il musicista ricerca funzionamento, stile e suono. Curiosità, aumento delle prestazioni, miglioramento dell’aspetto acustico e collezionismo sono brividi che spingono gli artisti verso la porta del nostro laboratorio, sapendo di poter trovare modelli anche molto diversi tra loro.

L’ampia scelta dà la possibilità al musicista di sperimentare e testare l’arco, trovando quello che più risulta affine al proprio gusto. La scelta risulta più complessa rispetto a quella dello strumento, specialmente se partiamo dall’assunto per cui è l’arco che fa suonare lo strumento e non viceversa. Poiché la varietà di archi è molteplice, infinite sono le possibilità di qualità e quantità di sfumature del suono. È nella scelta dell’arco che emergono il vissuto, la formazione e la personalità del musicista.

Anche l’insegnante può compromettere il risultato più naturale, influenzando il giudizio o trasmettendo insicurezza. A fronte di pochi strumenti tra i quali scegliere, il musicista si trova a confrontare trenta, quaranta archi… ed è così che l’archettaio si ritrova nelle vesti dello psicologo. Un esempio? Chi è insicuro sulla tecnica esecutiva viene rassicurato da una meccanica efficace, mentre chi si dedica all’espressione predilige l’aspetto acustico.

Scalone